contenuti della pagina

La Salute - Modicamore Aurelio

Ultima modifica
24/08/2019

Aurelio Modicamore

Logo
Logo
Telefono
Vai ai contenuti

La Salute

Di Me
COME PREVENIRE IL DIABETE MELLITO
Il termine Diabete deriva dal greco “passare attraverso” e Mellito dal latino “dolce come il miele” ed identifica una malattia per cui la concentrazione di zucchero nel sangue è così elevata da poter attraversare i reni ed essere riscontrata nelle urine.

Il Diabete Mellito è una patologia endocrinologica caratterizzata dall’aumento della concentrazione di glucosio nel sangue dovuta ad un difetto nella produzione o nella funzionalità dell’insulina, ormone secreto a livello del pancreas e indispensabile per il metabolismo degli zuccheri. Nel Diabete Mellito, l’alterazione del metabolismo glucidico ( Zuccheri ) si associa ad alterazione del metabolismo lipidico (Grassi ) e protidico ( Proteine ) determinando complicanze cardiovascolari pericolose per la vita.

L’Ordine Mondiale della Sanità differenzia due principali tipi di diabete:

Il diabete di tipo 1, caratterizzato da mancanza di produzione di insulina, ed insorge prevalente in età giovanile; il diabete di tipo 2 caratterizzato da inefficiente utilizzo dell’insulina presente nell’ organismo, in quantità eccessive.
Mentre il Diabete di tipo 2 è potenzialmente prevenibile, agendo sulle cause e i fattori di rischio di insorgenza, il Diabete di tipo 1 ha meccanismi di azione non ancora noti e non è possibile adottare strategie di prevenzione che abbiano successo.
Il diabete di tipo 2 è molto più comune del tipo 1, rappresenta la maggioranza dei casi di diabete in tutto il mondo (circa il 90%). Una maggiore circonferenza addominale (girovita) ed un alto indice di massa corporea sono associati a rischio di diabete di tipo 2, sebbene il rapporto possa variare tra una popolazione e l’altra; inoltre i casi di diabete di tipo 2 nei bambini, in passato rari, stanno aumentando in tutto il mondo.
La prevenzione è da considerarsi il metodo più efficace per scongiurare l’insorgere del Diabete di tipo 2 ed è molto più terapeutico di qualsiasi farmaco.
Studi come il Diabetes Prevention Program e il Finnish Diabetes Prevention Study, dimostrano inequivocabilmente che un’alimentazione sana e l’esercizio fisico permettono di ridurre del 58-60% il rischio di diabete per persone predisposte allo sviluppo della malattia.

I fattori di rischio che individuano una persona a rischio di diventare diabetica sono:
– età superiore a 45 anni
– sovrappeso (specialmente se localizzato all’addome)
– vita sedentaria
– parentela (a maggior ragione se di primo grado) con un diabetico
– per le donne aver partorito un figlio di peso superiore a 4 Kg o aver sofferto di diabete gestazionale
– riscontro di glicemia a digiuno alterata (fra 110 a 125 mg/di)
– ipertensione arteriosa
– appartenenza a gruppi etnici ad alto rischio (ispanici, asiatici, africani).
– Neonati che pesano alla nascita più di 4 kg o meno di 2,5 kg sono più a rischio di sviluppare insulino-resistenza e    diabete di tipo 2 da adulti.
Circa 422 milioni di persone nel mondo hanno il diabete e la diffusione di tale patologia è direttamente proporzionale al numero di persone obese o in sovrappeso.
Lo stile di vita della società occidentale, caratterizzato da vita sedentaria, costante stress lavorativo – sociale, scorretto introito alimentare, consumo di pasti veloci ed ipercalorici, si ripercuote negativamente sul metabolismo.
Comportamenti quotidiani corretti come alimentazione equilibrata e attività fisica regolare consentono di prevenire la progressione da prediabete a diabete in una misura variabile dal 40 al 60%, dopo un periodo di trattamento di 3-6 anni, e ridurre il rischio di complicanze micro e macrovascolari, come Infarto Cardiaco ed Ictus Cerebrale.
Lo studio americano Diabetes prevention program (Dpp) e lo studio finlandese Diabetes prevention study indicano le linee di azione che dovrebbero essere seguite per un virtuoso stile di vita.

I protocolli di entrambi gli studi prevedono riduzione del peso corporeo contenuta, dell’ordine del 5-7%; riduzione del contenuto di grassi totali della dieta al di sotto del 30% dell’apporto calorico totale, con preferenza per i grassi insaturi (omega-3) e monoinsaturi (acido oleico) ed consumo di grassi saturi di origine animale al di sotto del 5%; aumento dell’apporto di fibre eguale o superiore a 15 g/die ed attività fisica moderata di almeno 30 minuti al giorno.

L’effetto benefico ottenuto da un corretto stile di vita persiste a distanza di molti anni, dal termine dell’intervento attivo.
L’impiego di alcuni farmaci (metformina, acarbose, pioglitazone) possono prevenire, in una certa misura, la progressione dal prediabete al diabete, ma, a differenza degli interventi sullo stile di vita, non è esente dal rischio di effetti collaterali e l’effetto benefico è limitato al periodo di assunzione del farmaco.

In fondo si tratta di passeggiare almeno 30 minuti al giorno, su superficie piana.
L’attività fisica regolare e costante, riduce l’insulinoresistenza e favorisce il consumo delle calorie introdotte, mentre una dieta equilibrata, permette di assimilare nutrienti essenziali al benessere soggettivo.

Nei pazienti diabetici un obiettivo ragionevole è rappresentato da un calo ponderale graduale di 0.5-1 kg/settimana, raggiungibile con una riduzione di 500-1000 kcal/die rispetto a quella richiesta per il mantenimento del peso medio.

Una moderata riduzione dell’apporto calorico (300‑500 kcal/die), associata ad un modesto incremento del dispendio energetico (200‑300 kcal/die) permette una lenta e progressiva perdita di peso (0,45‑0,90 kg/settimana).
La dieta del paziente diabetico prevede un contenuto di carboidrati pari al 45-60 % del totale, tenendo presente che alimenti con la stessa quantità di carboidrati possono determinare differenti risposte glicemiche regolate da un differente indice glicemico.
Alimenti ricchi in fibre solubili hanno un basso indice glicemico e sono da preferire rispetto altri alimenti. Per quanto riguarda l’apporto proteico, deve essere pari al 10-25% delle calorie totali, mentre i grassi saturi devono rappresentare non più del 7-8% e l’introito lipidico totale essere compreso entro il 35% dell’apporto calorico totale.
Trovo efficace e di facile comprensione, consigliare di incrementare l’introito quotidiano di frutta e verdura, assicurare 5 pasti al giorno, di cui 2 spuntini ricchi in fibre, ridurre al minimo l’introito di grassi e preferire metodi di cottura salutari: come al vapore ( conserva perfettamente le caratteristiche dei principi nutritivi), Pentola a pressione, Cottura al forno.
Consapevole di diversi studi presenti in letteratura medica che evidenziano una concreta possibilità di ridurre l’insorgenza di Diabete e delle complicanze cardio vascolari annesse, non resta che evitare di essere causa dei nostri mali!
Tumore della vescica
Il tumore della vescica è causato dall'anomalo sviluppo di alcune cellule vescicali, che a causa di mutazioni genetiche smarriscono la naturale suscettibilità ai meccanismi che ne regolano crescita e proliferazione. Quando queste cellule si moltiplicano dando origine ad una neoformazione più o meno espansiva si parla di tumori benigni della vescica, mentre quando acquisiscono la capacità di invadere i tessuti e gli organi circostanti - sostituendosi alle cellule normali - si parla di tumori maligni della vescica o carcinomi vescicali.

Il cancro della vescica è la più comune forma tumorale a carico dell'apparato urinario, mentre nello scenario complessivo delle neoplasie maligne rappresenta il 3-4 per cento di tutti i casi (tra le più comuni vi sono quelle alla mammella, al polmone, al colon-retto e alla prostata). Si colloca inoltre al quarto posto tra i tumori maligni che colpiscono il sesso maschile e all'ottavo posto tra quelli che interessano il sesso femminile.
Il tumore della vescica può interessare diverse tipologie di cellule, condizionando sia l'evoluzione della malattia che il suo trattamento. Tra le forme più comuni di cancro alla vescica ricordiamo:
carcinoma delle cellule di transizione (o carcinoma uroteliale): si tratta della forma tumorale più comune in assoluto (90% circa dei casi); si sviluppa a livello delle cellule che formano il rivestimento interno della parete vescicale (tonaca mucosa costituita da un epitelio di rivestimento di transizione, cioè da un tessuto dove il numero di strati cellulari e la loro forma variano a seconda che la vescica sia piena o vuota). La stessa tipologia cellulare riveste anche le pareti interne dell'uretra e degli uteri, che rappresentano ulteriori sedi potenzialmente soggette allo sviluppo di questa forma tumorale.

Carcinoma delle cellule squamose: coinvolge cellule piatte e sottili che si possono formare nella vescica in risposta ad un lungo processo infettivo od irritativo. Come vedremo in seguito, questa forma tumorale interessa soprattutto le aree del pianeta dove sono comuni alcune infestazioni parassitarie (schistosomiasi).
Adenocarcinoma (1-2% dei casi): origina dalle cellule appartenenti alla componente ghiandolare vescicale; anche questa forma tumorale è abbastanza rara nel nostro Paese.
Tumori: vaccino contro cancro alla prostata passa a fase 3

Un trattamento che utilizza virus in grado di veicolare Dna umano per 'dirigere' le difese naturali del corpo solo contro le cellule tumorali, il Prostvac, sviluppato dalla Bavarian-Nordic Immunotherapeutics, e' il primo vaccino contro il cancro alla prostata ad aver raggiunto in Europa la fase 3 della sperimentazione. La notizia e' stata pubblicata sul 'Guardian'. Finora in Gran Bretagna non e' stato ancora approvato alcun vaccino contro i tumori, ma gli scienziati ritengono che possa non solo raddoppiare l'indice di sopravvivenza, ma anche offrire la base per curare altri tipi di cancro. Il trattamento sviluppo dalla Bavarian-Nordic e' destinato a malati con un tumore in fase avanzata - il cancro alla prostata e' il piu' comune tra gli uomini, ogni anno ne vengono diagnosticati 36mila nuovi casi - che non possono essere curati tramite castrazione e per i quali le opzioni di cura sono molto limitate. I ricercatori intendono effettuare un test su circa 30 pazienti di 10 siti britannici, tra cui le Universita' di Southampton e Surrey, il Royal Marsden Hospital e il Cancer Research UK institute di Leeds. I pazienti saranno selezionati nei prossimi due mesi e sottoposti a 7 iniezioni sottopelle in un periodo di cinque mesi, durante i quali i medici dovranno valutare la risposta immunitaria e testare gli eventuali effetti secondari. Nelle fasi precedenti la sopravvivenza e' gia' arrivata a una media di nove mesi, cinque in piu' rispetto a quella garantita dalla chemioterapia. Dal momento che il vaccino e' stato geneticamente modificato - al Dna dei virus vengono aggiunti 4 geni umani in grado di colpire le cellule tumorali e evitare quelle sane - i ricercatori hanno dovuto attendere l'approvazione del Department for Environment, Food and Rural Affairs, arrivata a gennaio. "Ora il vaccino e' sperimentato su pazienti che gia' soffrono di cancro alla prostata - ha spiegato Reiner Laus, presidente della casa farmaceutica - ma l'obiettivo e', nel lungo termine, scoprire il modo di utilizzarlo come metodo di prevenzione del tumore" .


Cistoscopia

La cistoscopia è una procedura diagnostica finalizzata all'esplorazione visiva delle pareti interne di uretra e vescica, in modo da individuare eventuali anomalie ed effettuare prelievi di tessuto a scopo diagnostico e/o terapeutico.
La cistoscopia trova indicazione in presenza di sintomi urologici come ematuria (sangue nelle urine), disuria e stranguria (minzione difficoltosa e dolorosa), incapacità di svuotare la vescica (ritenzione urinaria) o improvviso ed incontrollabile bisogno di urinare. E' inoltre indicata in presenza di vari problemi del tratto urinario, come infezioni ricorrenti o stenosi uretrali dovute ad ipertrofia prostatica, calcoli renali o tumori. La cistoscopia rappresenta, in particolare, il "gold standard" (cioè il test di riferimento) nella diagnosi di cancro alla vescica e come tale va eseguita ogni qualvolta - dagli esami di diagnostica per immagine e citologia urinaria o da altri marcatori predittivi - emerga il sospetto di neoformazioni vescicali. Durante la cistoscopia, oltre ad esaminare il lume interno dell'organo, è possibile prelevare piccoli campioni tissutali dalle lesioni sospette ed inviarli al laboratorio per l'esame citologico (ricerca microscopica di cellule tumorali). In molti casi, inoltre, la cistoscopia permette di rimuovere la formazione tumorale, distruggendola tramite corrente elettrica o raggio laser ad alta energia; dopo l'intervento, viene comunque ripetuta periodicamente per controllare la presenza di eventuali recidive.
Sempre come procedura interventistica mini-invasiva, la cistoscopia permette di trattare altri problemi urinari, rimuovendo ad esempio calcoli, diverticoli, corpi estranei o formazioni anomale benigne o maligne.

Logo
Email
Copyright © 2009/2019 - Aurelio Modicamore - MDCRLA50H09G273T - Tutti i diritti riservati
Torna ai contenuti